Perchè non faccio copie
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Perché non faccio copie
È una delle domande che mi viene rivolta più spesso, soprattutto davanti a una tela o tra i banchi di un mercatino:
“Questo quadro è copiato da una foto?”
Oppure: “Fai anche copie su commissione?”
La mia risposta è sempre la stessa: no, non faccio copie.
E non per una questione di principio astratto, ma perché la copia, per come intendo io la pittura, non appartiene al mio modo di lavorare.
Copiare non è dipingere
Una copia cerca la somiglianza.
La pittura, invece, cerca un senso.
Riprodurre fedelmente un’immagine significa puntare alla precisione, al controllo, all’annullamento della distanza tra originale e risultato finale. Ma è proprio in quella distanza — tra ciò che vedo e ciò che dipingo — che nasce il quadro.
Quando dipingo, non inseguo l’identità formale: inseguo una verità pittorica.
Ispirarsi non significa copiare
Prendere ispirazione da un quadro di un altro pittore è una pratica antica quanto la pittura stessa. Gli artisti hanno sempre guardato altri artisti: nei musei, nelle botteghe, nei libri.
L’ispirazione non è un problema. La copia sì.
Un quadro può colpirmi per un colore, una composizione, un’atmosfera, una tensione emotiva. Ma ciò che porto con me non è l’immagine da rifare, bensì la domanda che quell’opera mi pone.
Da lì inizia un processo personale, non una replica.
La trasformazione è il confine
La differenza è tutta qui: trasformare.
Quando un’immagine passa attraverso la mano, la materia, il tempo e la grafia di un altro pittore, cambia natura.
Il gesto non è mai neutro. Il colore non reagisce mai allo stesso modo. La pittura introduce sempre una deviazione, un errore, una scelta.
È in questo passaggio che l’opera smette di essere “ispirata da” e comincia a essere autonoma.
La grafia non si può spegnere
Ogni pittore ha una grafia, come una scrittura.
Il modo in cui il pennello tocca la tela, insiste o si ritrae, accelera o si ferma, non è riproducibile. È una lingua personale.
Fare una copia significherebbe tentare di silenziare questa grafia.
Io, invece, dipingo proprio per ascoltarla.
La materia decide
La pittura non è piatta. È fatta di spessore, luce, stratificazioni, attese.
Il colore sulla tela vive, cambia, resiste. Nessuna immagine di partenza può prevedere fino in fondo ciò che accadrà durante il processo.
È per questo che ogni quadro è irripetibile.
Ed è per questo che non può essere una copia.
Una tradizione viva
Van Gogh non copiava Millet.
Picasso non copiava Velázquez.
Creavano versioni, attraversate dalla loro visione.
Io mi sento parte di questa tradizione: quella in cui il rispetto per ciò che viene prima non passa dalla replica, ma dalla trasformazione.
In conclusione
Non faccio copie perché la pittura, per me, non è imitazione.
È interpretazione.
È presenza.
Anche quando nasce da un dialogo con le opere di altri pittori, un quadro diventa davvero tale solo quando attraversa la mia grafia, la mia materia e il mio tempo.
È lì che smette di essere immagine
ed entra, finalmente, nella pittura.
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