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Visualizzazione dei post da aprile 26, 2026

L'Arte Democratica: Perché ho scelto la piazza alla galleria

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C’è un momento in cui ogni artista deve decidere da che parte stare. Da una parte ci sono le mura bianche e fredde delle gallerie, i vernissage fatti di apparenze e di conti correnti di galleristi e critici che banchettano sul lavoro altrui. Dall'altra c'è la strada, la luce del sole e il contatto vero con le persone. Io ho scelto la piazza. E non l'ho fatto per ripiego, ma per una precisa visione etica e artistica. In un'epoca dove tutto sembra filtrato e distante, portare i miei quadri tra i mercatini del Veneto significa restituire all'arte la sua funzione originale: emozionare chiunque, senza barriere di censo o di etichetta. L'Arte tra la Gente: Perché ho scelto la libertà del mercato contro le mura delle gallerie Esiste un’idea romantica, ma ormai polverosa, del pittore che attende il riconoscimento chiudendosi in una galleria asettica, sperando che un critico o un mercante d'arte decida il valore del suo sudore. Io quel mondo lo conosco, l'ho vist...

La Nascita della "Rotonda" step by step

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  In Atelier: La Nascita della "Rotonda" tra Materia e Luce Oggi voglio condividere con voi il processo creativo dietro la mia ultima fatica: un’interpretazione della Villa Capra, detta "La Rotonda". L’obiettivo non era la copia fotografica, ma la ricerca della solidità architettonica fusa con vibrazioni di colore post-impressionista. 1. La Campitura e il Disegno Tutto inizia con una campitura in Terra di Siena Naturale , stesa su tutta la superficie, bordi compresi. Questa scelta è fondamentale per dare una base calda e organica al dipinto. Sopra questa preparazione ho tracciato i volumi principali: la cupola, i porticati e la scalinata, cercando subito il "peso" dell'edificio sulla collina. 2. Il Cielo Drammatico Il cielo è una danza di contrasti. Per le zone luminose e le nubi ho miscelato: Bianco di Titanio e Blu Reale . Carminio , Blu Oltremare e una punta di Terra di Siena Naturale per ottenere quei viola profondi e terrosi che caricano l'...

Il cane Tabacchino e la satira che fece tremare Venezia nel 1792

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  Il 27 aprile 1792, a Venezia , in una caffetteria della Corte del Cafetier, muore un cane. Si chiamava Tabacchino . Un fatto minimo, quasi invisibile. Di quelli che succedono ogni giorno e non lasciano traccia. E invece qualcuno decide che quella morte merita memoria. Lo scrittore veneziano Vincenzo Formaleoni , sotto lo pseudonimo Oncefalo Cinoglosa, scrive un opuscolo. Non una nota, non un ricordo veloce: una vera e propria orazione funebre . Solenne. Pomposa. Carica di retorica. Troppo perfetta per essere sincera. Perché in realtà è una parodia precisa e intelligente dell’orazione dedicata all’ammiraglio Angelo Emo , uno degli ultimi grandi simboli della Serenissima. Il meccanismo è semplice e geniale: lo stesso linguaggio usato per celebrare un eroe della Repubblica… applicato a un cane morto in un caffè. E lì succede qualcosa. La retorica si svuota. Le parole diventano maschera. E quello che doveva essere solenne… diventa quasi ridicolo. Non è solo ironia. ...