L'Arte Democratica: Perché ho scelto la piazza alla galleria

C’è un momento in cui ogni artista deve decidere da che parte stare. Da una parte ci sono le mura bianche e fredde delle gallerie, i vernissage fatti di apparenze e di conti correnti di galleristi e critici che banchettano sul lavoro altrui. Dall'altra c'è la strada, la luce del sole e il contatto vero con le persone.

Io ho scelto la piazza.

E non l'ho fatto per ripiego, ma per una precisa visione etica e artistica. In un'epoca dove tutto sembra filtrato e distante, portare i miei quadri tra i mercatini del Veneto significa restituire all'arte la sua funzione originale: emozionare chiunque, senza barriere di censo o di etichetta.


Esposizione d'arte di Ronald Menti in un mercatino serale in Veneto. Gazebo illuminato con quadri acrilici su tela e opere incorniciate esposte su cavalletti tra i passanti.

L'Arte tra la Gente: Perché ho scelto la libertà del mercato contro le mura delle gallerie

Esiste un’idea romantica, ma ormai polverosa, del pittore che attende il riconoscimento chiudendosi in una galleria asettica, sperando che un critico o un mercante d'arte decida il valore del suo sudore. Io quel mondo lo conosco, l'ho visto da vicino, e ho deciso di lasciarmelo alle spalle. Oggi, la mia arte ha scelto un’altra strada: quella della democrazia.

Il fallimento del rito della galleria

Diciamoci la verità: i tempi sono cambiati radicalmente. Il vecchio modello delle mostre di dieci o quindici giorni in gallerie, siano esse private o pubbliche, ha perso il suo senso profondo. Cosa resta di quelle inaugurazioni? Spesso solo il ricordo di un buffet generoso, frequentato da "amici degli amici" che arrivano per il brindisi e se ne vanno prima ancora di aver incrociato lo sguardo con un’opera.

Una volta spenti i riflettori del vernissage, l'artista resta lì, ad "ammuffire" in stanze vuote, aspettando un pubblico che non arriva, o peggio, aspettando acquirenti filtrati da un sistema che punta solo a rimpinguare i conti correnti dei galleristi. Non ha più senso alimentare un meccanismo che frappone barriere tra chi crea e chi desidera fruire della bellezza.

La scelta del Gazebo: Arte democratica e itinerante 

Esposizione d'arte di Ronald Menti in un mercatino in Veneto. Gazebo con quadri acrilici su tela esposte su cavalletti tra i passanti.


Ho scelto di portare le mie tele dove pulsa la vita vera: nei mercatini del Veneto, tra le piazze, sotto il mio gazebo che diventa, ogni volta, una piccola galleria a cielo aperto. Questa è la mia idea di arte democratica.

Perché democratica? Perché non richiede un invito formale, non mette soggezione e non obbliga a varcare porte pesanti e silenziose. L'arte deve essere di tutti. Deve poter colpire il passante che sta andando a fare la spesa, il turista curioso o la famiglia a passeggio. Sotto il mio chiosco, il dialogo è diretto, senza filtri e senza commissioni esorbitanti che gonfiano i prezzi a dismisura. Chi acquista una mia opera non sta pagando l'affitto di un locale in centro, ma sta portando a casa un pezzo della mia ricerca artistica, della mia tecnica e della mia anima.


La dinamicità dell'incontro reale

Esposizione d'arte di Ronald Menti in un mercatino in Veneto. Gazebo con quadri acrilici su tela esposte su cavalletti tra i passanti.


Esporre in modo itinerante mi permette di unire la stabilità delle mie radici venete alla dinamicità della vendita diretta. Non aspetto che il mondo venga a cercarmi in uno scantinato o in una sala pubblica dimenticata; sono io che vado incontro al mondo.

C'è una dignità immensa nel montare il proprio gazebo all'alba e vederlo animarsi di colori mentre la città si sveglia. Qui non si "ammuffisce". Qui si parla con le persone, si ascoltano le loro storie, si risponde alle loro domande per guidarli alla scelta del paesaggio che si porteranno a casa. È un'energia che nessuna galleria, per quanto prestigiosa, potrà mai replicare.

Un nuovo modo di essere Artista


Esposizione d'arte di Ronald Menti in un mercatino in Veneto. Gazebo con quadri acrilici su tela esposte su cavalletti tra i passanti.

Essere un pittore oggi significa anche questo: capire che la luce che cerco di catturare sulla tela deve risplendere agli occhi di più persone possibile. Il sistema dei galleristi appartiene al passato; il futuro è un rapporto onesto e trasparente tra artista e collezionista.

Porto la mia arte in piazza perché credo nel potere terapeutico del bello e voglio che sia accessibile, viva e presente nel quotidiano. Vi aspetto tra i miei colori, sotto la luce vera del sole, dove l'unico buffet disponibile è la gioia di condividere una passione senza filtri.




"Già nel Settecento, in Piazza San Marco, l'arte non aspettava di essere chiusa tra quattro mura, ma viveva tra i tavolini dei caffè e lo sguardo dei curiosi. Come in questo quadro di Favretto, porto avanti una tradizione antica: quella dell'artista che non teme il contatto con la realtà."








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