La partita di Marostica nei documenti segreti e ritrovati di Madonna Lionora Parisio

 




Silentium sub Scacco

Amore, scacchi e censura nella Marostica del Quattrocento

Documenti segreti e ritrovati di una donna del Rinascimento

La leggenda del Castello di Marostica è una delle storie più romantiche del Veneto 💛

Si racconta che nel 1454 due nobili cavalieri, Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara, si innamorarono entrambi della bellissima Lionora, figlia del governatore di Marostica.
Secondo le usanze dell’epoca, la contesa avrebbe dovuto risolversi con un duello all’ultimo sangue… ma il padre di Lionora, per evitare una tragedia, ebbe un’idea geniale.

Decise che i due cavalieri si sarebbero sfidati non con le spade, ma con una partita a scacchi, giocata con pezzi viventi, nella piazza principale del paese.
Il vincitore avrebbe sposato Lionora, mentre allo sconfitto sarebbe stata concessa la mano della sorella minore, Oldrada.

La partita fu combattuta e leale. Alla fine Rinaldo vinse e sposò Lionora, mentre Vieri accettò con onore il destino e sposò Oldrada. Così Marostica evitò il sangue e guadagnò una leggenda.

👉 In memoria di questo evento, ogni due anni a settembre, Marostica mette in scena la celebre Partita a Scacchi Viventi, una rievocazione storica spettacolare che si svolge proprio tra il Castello Superiore e il Castello Inferiore.


«…avvegnaché, avendo ne li tempi andati…»

Così si apre la cronaca della vicenda della Partita a Scacchi di Marostica, redatta nel XV secolo da Lunardo da Fiatolongo, segretario e cronista ufficiale del governatore veneziano della città. Il testo, concepito come memoria degli avvenimenti civili più rilevanti del territorio, mescola registro storico e narrazione esemplare, secondo l’uso delle cancellerie della Serenissima.

Il manoscritto era composto da due carte in pergamena, vergate con inchiostro bruno ormai attenuato dal tempo, e presentava segni evidenti di consultazione: margini consumati, piegature irregolari, brevi glosse di mano posteriore.

Il documento fu rinvenuto nel 1923 presso l’antica Cancelleria di Marostica, durante un riordino dell’archivio comunale, e venne immediatamente riconosciuto come fonte primaria di eccezionale valore storico.

La sua esistenza fu tuttavia di breve durata: nel 1958, a seguito di un incendio che distrusse parte dell’archivio, il manoscritto andò irrimediabilmente perduto. Ne restano soltanto trascrizioni indirette, appunti di studio e citazioni parziali, che ne hanno preservato la memoria, ma non la materia.

Come spesso accade ai documenti più scomodi e più fragili, ciò che è sopravvissuto non è la pergamena, ma il racconto.


Nelle notti in cui la luna scivola lenta sulle mura di Marostica, si dice che il Castello Superiore ricordi ancora il battito di due cuori innamorati.

Era dunque il 1454 quando Lionora, donna di rara bellezza e ancor più rara intelligenza, divenne il centro silenzioso di un destino più grande di lei. Non era solo desiderata: era scelta, osservata, amata con ardore da due uomini molto diversi, eppure ugualmente fieri.
Rinaldo d’Angarano, elegante e riflessivo, portava negli occhi la calma di chi sa aspettare.
Vieri da Vallonara, impetuoso e ardente, amava come si combatte una battaglia: senza riserve.

Secondo l’onore del tempo, l’amore avrebbe dovuto risolversi con il sangue. Ma il padre di Lionora, uomo saggio e stanco di guerre inutili, comprese una verità che pochi osavano ammettere: l’amore non si conquista uccidendo.

Così decretò che il destino di Lionora si sarebbe deciso su una scacchiera, dove ogni mossa avrebbe richiesto intelligenza, pazienza e visione.
Non spade, ma strategia.
Non urla, ma silenzio carico di desiderio.

La piazza divenne teatro. I pezzi erano uomini in carne e ossa, e ogni passo risuonava come un battito del cuore di Lionora, ferma a osservare due uomini che la amavano senza possederla ancora.

Quando la partita terminò, fu Rinaldo a vincere. Non per forza, ma per misura.
E Lionora comprese che l’amore che dura non brucia: scalda.

Vieri, sconfitto ma non umiliato, accettò il suo destino con fierezza e trovò consolazione in Oldrada, sorella di Lionora, che seppe amare il suo fuoco senza volerlo spegnere.

Si dice che Lionora e Rinaldo vissero un amore fatto di sguardi lunghi, mani intrecciate al crepuscolo e silenzi pieni.
E che, nelle sere d’autunno, quando la nebbia avvolge la piazza, la scacchiera di pietra sembri ancora viva… come se l’amore, a Marostica, non avesse mai smesso di giocare.



La leggenda di Marostica, i personaggi.

(tra storia e amore, Vicenza 1454)

Era il 1454, anno fragile e decisivo. La Pace di Lodi aveva appena ridisegnato gli equilibri territoriali e Vicenza — passata sotto il dominio veneziano — viveva una tregua vigile, fatta di alleanze, matrimoni politici e antichi orgogli nobiliari.

A governare Marostica era Taddeo Parisio, podestà veneziano realmente documentato, uomo colto e pragmatico, inviato dalla Serenissima per garantire stabilità in una zona ancora percorsa da rivalità locali.
Sua figlia Lionora, educata secondo l’ideale rinascimentale della donna nobile — musica, lettere, latino — non era soltanto bella: era consapevole del proprio valore.

A contendersi il suo amore furono quindi due uomini legati profondamente alla terra vicentina.

Rinaldo d’Angarano, appartenente a una delle famiglie più antiche della zona, con possedimenti tra Bassano e le colline pedemontane. Gli Angarano erano noti per l’equilibrio politico e la fedeltà a Venezia: Rinaldo incarnava questa misura, parlava poco, osservava molto, e sapeva che il vero potere è scegliere quando muoversi.

Vieri da Vallonara, invece, portava nel nome la forza delle famiglie militari vicentine, legate alla tradizione cavalleresca e alla difesa armata del territorio. Impulsivo e passionale.

Secondo l’uso feudale, la contesa avrebbe dovuto risolversi con un duello.
Ma Parisio, uomo del suo tempo e già proiettato in un nuovo ordine politico, comprese che il sangue non avrebbe giovato né a Venezia né a Vicenza.

Fu allora che scelse gli scacchi.

Non un gioco qualunque: nel Quattrocento erano simbolo di strategia militare, equilibrio sociale e intelligenza politica. Ogni pezzo rappresentava un ruolo preciso, come nella società rinascimentale. E giocare significava governare senza uccidere.

La partita si svolse nella piazza tra il Castello Inferiore e lo sguardo vigile del Castello Superiore, con pezzi umani vestiti secondo i ranghi: pedoni-soldati, alfieri-consiglieri, torri-difensori della città.
Lionora osservava, silenziosa. Per la prima volta, il suo destino non era nascosto in una stanza, ma esposto alla luce.

Vinse Rinaldo.
Non con un attacco violento, ma con una lenta manovra che costrinse l’avversario alla resa. In quella vittoria Lionora riconobbe ciò che desiderava davvero: un uomo che sapesse proteggerla senza dominarla.

Vieri, fedele al codice cavalleresco vicentino, accettò la sconfitta e trovò un nuovo equilibrio accanto a Oldrada, sorella minore di Lionora — figura spesso dimenticata, ma centrale nel mito: donna capace di amare un uomo ferito senza chiedergli di essere altro.

Si racconta che Lionora e Rinaldo vissero un amore discreto, fatto di rispetto, dialogo e presenza.
E che Marostica, da quel giorno, imparò che anche il potere può scegliere la bellezza dell’intelligenza.

Ancora oggi, quando la piazza si trasforma nella scacchiera vivente, Vicenza non celebra solo una leggenda:
celebra un momento in cui la storia scelse l’amore, e l’amore seppe essere politico.



Documenti ritrovati

Memorie di Lionora Parisio, scritte in età avanzata

(Trascrizione notarile attribuita a Iohannes quondam Iacobi de Vicentia, notarius publicus )


Archivio: Instrumenta privata
Collocazione presunta: area vicentina, fondo miscellaneo
Supporto: pergamena sottile, inchiostro bruno
Stato: frammentario, con glosse marginali di mano diversa


In nomine Domini, amen.
Anno a Nativitate eiusdem millesimo quadringentesimo nonagesimo nono,
die XII mensis octobris, in civitate Vicentie.

Io, Lionora quondam Taddei Parisii, sana di mente benché affaticata dal tempo, ho chiesto che queste parole fossero messe per iscritto, non come testamento di beni, ma di memoria.

Glossa marginalis: Non testamentum, sed confessio vitae.

Molti, prima e dopo di me, hanno narrato la partita di Marostica come se io fossi stata res mobilis, premio di strategia altrui. Ma io fui conscia, presente, e tacitamente decisiva.

Non fui data: fui scelta.

Glossa: Verba insolita pro muliere nobile.

Nel die XXV mensis septembris, anno Domini MCDLIV, quando la piazza fu disposta a scacchiera e gli uomini vestiti a figura di pedoni e cavalli, compresi che il vero duello non era tra due spade, ma tra due modi di intendere il mondo.

Rinaldus de Angarano muoveva con patientia.
Vieri de Vallonara con ardor.

Ego autem spectabam.

Glossa: Spectare hic significat iudicare.

Quando il gioco giunse a termine e il silenzio fu più forte delle trombe, io seppi che la vittoria non apparteneva al vincitore soltanto, ma alla città che aveva evitato il sangue.

Melior est sapientia quam ferrum.

Vissi molti anni come moglie di Rinaldo. Non furono anni di clamore, ma di consilium. Imparai che l’amore che dura non cerca spettacolo.

Di Vieri dirò questo soltanto: seppe perdere senza odiare, e ciò lo rese uomo intero.

Glossa: Honesta laudatio adversarii.

Ora che il mio corpo cede e la memoria resta, affido queste parole a chi verrà, affinché non si dica che le donne di questo tempo furono solo silenzio.

Mulier etiam potest esse mensura rerum.

Atto ricevuto e trascritto da me, Iohannes quondam Iacobi de Vicentia, notarius publicus , su richiesta della predetta Madonna Lionora.

Ego scripsi et subscripsi.

Signum tabellionis


Nota storica finale – I notai come custodi di memoria

Nota storica finale – I notai vicentini del Quattrocento
Nel XV secolo operavano a Vicenza numerosi notai laici identificati nei documenti come Iohannes, Petrus, Marcus seguiti dal patronimico. Il nome Iohannes quondam Iacobi è coerente con le formule notarili dell’epoca.
 


Explicit fragmentum.


Nota censoria veneziana
Ad usum internum.

Die VII mensis martii, anno Domini MDIII,
coram officio Savii sopra le Scritture.

Il presente scritto, attribuito a Madonna Lionora Parisio, già residente in territorio soggetto alla Serenissima, è stato esaminato.

Si rileva che:

  • non contiene offesa manifesta allo Stato;

  • non incita a sedizione né a disobbedienza;

  • propone tuttavia riflessioni circa l’autonomia del giudizio femminile.

Pertanto si dispone che il documento:

  • non sia dato alle stampe;

  • possa essere conservato in archivio privato;

  • sia consultabile cum cautela da uomini di lettere.

De mulieribus et memoria: silentium saepe utilius est.

Ex mandato Serenissimae.


La nota censoria veneziana aggiunge tre cose decisive al testo:

  1. I Savii sopra le Scritture erano organi plausibili per il controllo dei testi: la censura qui non è brutale, ma fredda, amministrativa, elegantemente patriarcale.

  2. Il documento non viene distrutto — viene sepolto.
    Quel “non sia dato alle stampe” pesa più di un divieto esplicito

  3. Lionora scrive: mulier etiam potest esse mensura rerum

  4. Venezia risponde: silentium saepe utilius est

È uno scontro di visioni, senza bisogno di spiegazioni.



 



                        Racconto immaginario, testi e immagini, di Ronald Menti 


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